Descrizione di November (Dalkey Archive Press, 2016), un romanzo di Christopher Woodall

November racconta l’esperienza, momento per momento, di un gruppo eterogeneo di operai del turno di notte di una fabbrica metallurgica nel sud-est della Francia: le loro relazioni con amici, parenti, amanti e conoscenti, l’ambiente in cui lavorano, il tipo di mansioni che svolgono.

La narrazione si concentra su due ore e mezza di una sera di novembre del 1976 e sul reparto di pressofusione in cui gli operai sono occupati, anche se molti eventi e situazioni si sviluppano al di fuori di tale ristretto ambito spazio-temporale.

Il romanzo si compone di cinque parti, ciascuna di undici capitoli. Inizia alle ore ventuno, con la maggior parte degli uomini che si avviano verso la fabbrica, e termina alle ventitré e trenta, quando le macchine vengono fermate per consentire lo svolgimento di una piccola cerimonia improvvisata. In questo limitato arco di tempo si succedono elementi molteplici – conversazioni, diverbi, schermaglie, rivelazioni, confidenze, battute pseudo-filosofiche, un numero acrobatico, una riunione sindacale, un veemente discorso politico, oltre a una serie di chiacchiere inconcludenti – scanditi dalle operazioni manuali e meccaniche che i protagonisti devono svolgere.

L’attenzione si sposta da una persona all’altra, spesso abbandonando del tutto la fabbrica e lasciando spazio a differenti punti di vista e all’introspezione di singoli personaggi.
Tutti i protagonisti vengono introdotti e delineati nella prima parte del romanzo, ed acquistano spessore con il procedere del racconto, sia individualmente che nel confronto tra loro. Ogni personaggio è tanto interessante, incoerente o inafferabile quanto lo sarebbe un essere umano in carne ed ossa, così che più si va avanti nell’esplorazione, più si scoprono nuovi aspetti.

Si chiamano Alphonse, Bobrán, Eric, Fernando, Gérard, Jacques, Jean, Luigi, Marcel, Philippe, Rachid, Salvatore e Tomec; sono algerini, francesi “purosangue” (ma anche alsaziani o marsigliesi), portoghesi, inglesi, italiani, ivoriani e polacchi; hanno un’età compresa tra i venti e i sessantacinque anni. Molti svolgono anche occupazioni diurne: Luigi è apprendista macellaio, Jacques si dedica al suo piccolo podere, Bobrán lavora nell’edilizia, Tomec si diletta di pittura e scultura, Salvatore frequenta l’università.

Per Luigi è l’inizio di un normalissimo martedì sera; Mathieu medita di metter fine, una volta per tutte, alle sofferenze della moglie, afflitta da demenza senile; Philippe, avendo appreso dall’odiata sorella di essere un marito tradito, sogna prima di aggredire la consorte infedele, e poi, ripensandoci, di lasciarla, riconquistando cosí la sua libertà. Rachid è sopraffatto da ondate successive di dolore e di gioia; Alphonse, che spera di diventare un giorno attore di teatro, studia il copione di En Attendant Godot, osservando e talora imitando gli uomini intorno a lui. Marcel inganna il tempo valutando a quale delle sue fidanzate “rinunciare”, essendosi appena impegnato a sposare la preferita; Fernando è ossessionato dalla disfunzione erettile e dalla prostituta incaricata di curarlo.

I personaggi secondari sono molto di più che semplici cammei: il proprietario della fabbrica, Gérard, compare dapprima a cena con la moglie Claude, poi con l’autista Jorge, un rifugiato cileno, ed infine mentre si aggira in casa da solo; Claude e Jorge sono raccontati anche attraverso i loro pensieri, proprio come avviene per la sex-therapist di Fernando, la fidanzata di Marcel, l’amante tedesco di Bobrán, la ragazza del sabato sera di Eric, la moglie di Jean o la sorella di Philippe.

Alla fine del romanzo, il lettore avrà incontrato oltre cento personaggi, un mosaico in continua evoluzione dell’Europa degli anni Settanta. Lo stile di scrittura asciutto e la struttura rigorosa sono concepiti come una difesa contro il caos generato da situazioni e personaggi, che rischierebbe altrimenti di travolgere lo scrittore, il lettore e il romanzo stesso.

Traduzione dall’inglese a cura di Tiziana Antonelli

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